A Spasso tra i libri: Arabesque di Livin Derevel

Buongiorno e buon sabato Everpoppini belli! Avete riempito gli stomaci? IO DECISAMENTE! Ora che sono letteralmente una palla, invece di cliccare i tasti…ci rotolo sopra! Ma parliamo di libri: oggi c’è un libro che vorrei segnalarvi.

ARABESQUE

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Titolo: Arabesque Autore: Livin Derevel  Editore: Milena Editore Data di uscita: 1 novembre 2015 Prezzo: 16,oo

TRAMA

Non è la giornata fortunata di Bentley Flores. L’esame per cui si era dato tanto da fare è stato improvvisamente rimandato, la ragazza per cui ha una cotta non ha tempo da dedicargli, e piove. In più ecco spuntare una donna un po’ hippy e un po’ santona, che lo usa come facchino prima di regalargli una lampada di dubbio gusto come ringraziamento. Tornare a casa gli pare la salvezza, e invece chi è quello strano ragazzo tutto sorriso che Bentley non ha mai visto prima? Perché sembra così affezionato a lui? Ma soprattutto, com’è che ha la capacità di esaudire desideri? Bentley non ha idea di cosa inizi a succedere nella sua vita, e tenterà di trovare il modo di cavarsela attraverso una storia impregnata di realismo magico, dove suo malgrado sarà eletto il padrone di un inaspettato genio della lampada.

APPROFONDIMENTO

Nella  storia scritta da Livin Derevel ci si entra subito e con facilità ma non se ne esce con la medesima agevolezza. Una serie di eventi improvvisi e inaspettati trascineranno infatti l’attenzione del lettore in una rete di accadimenti intessuti da un filo magico capace di rendere la narrazione sorprendentemente magnetica. Al centro del testo, il rapporto tra Ley e Frank, rapporto che nasce con vigore inaspettato dalla scintilla di due occhi specchianti i quali – riflettendosi – riconoscono universi complementari; nel corso dell’evoluzione della storia, i protagonisti si troveranno a navigare tra le onde delle paure e gli slanci dell’innamoramento, cercando di schivare le secche dell’incomprensione e il ghiaccio dell’imbarazzo. Un romanzo scorrevole nonostante il numero delle pagine di cui è composto; nella descrizione dei momenti di intimità, l’autrice è riuscita a dilatare il tempo cristallizzandolo in bolle d’aria componenti un mosaico a rilievo che, sotto gli occhi del lettore, riesce a gonfiarsi oltremodo, espandendo il piacere di una lettura mai lineare e piatta che sorprende per   leggiadria e intensità; attraverso tali sfere trasparenti fatte di complicità, di carnalità, di bisogno e attesa dell’altro, Livin ci ha permesso di entrare in contatto con un mondo che è insieme fantastico e reale, in un’atmosfera a tratti surreale e a tratti tinta di quotidianità. Attraverso questo collage di bolle di sapone, il lettore diventa partecipe di un sentimento che chiede solo la libertà di essere esperito e vissuto oltre l’esigenza pressante del tempo che incombe. Nonostante la relazione instauratasi tra Ley – studente universitario con talento da disegnatore – e Frank – ragazzo semidio, proveniente da mondi lontani, sbucato all’improvviso da una lampada ad olio – sia costitutivamente strutturata sulla vena fantasy che sorregge il plot narrativo, ciò che i due chiedono è ciò che realisticamente capita quando ci si innamora perdutamente: l’eternità della storia che ci si augura non finisca mai, che ci si augura duri per sempre. Oltre il tempo, oltre ogni limite, oltre ogni differenza. Oltre ogni ragionevole impossibilità di prosecuzione, quasi oltre la mera esistenza terrena.

Immerso nel batticuore che travolge, che si fa fatica a riconoscere, che non si vuole sino in fondo inizialmente riconoscere, a cui ci si abbondona e da cui poi ci si ritrae, il lettore non si curerà della circostanza che il romanzo sia una storia sentimentale tra due uomini; non c’è voglia di destare scalpore o scandalizzare, non c’è l’intenzione di irretire il lettore né di persuaderlo ma c’è solo la voglia di narrare di un sentimento fatato che travolge le vite dei protagonisti, avvinghiandoli, legandoli, stringendoli nella morsa della passione che non tramonterà al tramonto del sole.

Il provincialismo, in Arabesque, è costretto all’esilio; e non solo per la ricorrenza di elementi esterofili ma, soprattutto, per la disinvoltura e la spontaneità con la quale viene trattato il rapporto omossessuale che – lungi dall’incontrare la disapprovazione di qualcuno – viene accolto come la più normale delle circostanze, senza alcun pregiudizio o traccia di omofobia silente. In tale dinamica, eccezionale è il personaggio di nonna Ariel il cui sguardo lungo permette di intercettare anzitempo l’attrazione vibrante tra i personaggi cui darà il benvenuto con un dolce sorriso. Che favola, eh?

(Tratto dal sito dell’editore)


Che ne dite? Potrà interessarvi questo titolo? Ammetto che mi incuriosisce la questione della lampada, chissà cosa ne uscirà fuori! Fatevi sentire mi raccomando!

See you soon! -Lewis

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Un pensiero su “A Spasso tra i libri: Arabesque di Livin Derevel

  1. Lewis complimenti, nessun blog che io conosco ha parlato di questo romanzo (me compreso ahaha) e devo dire che promette davvero bene! Non conosco nè l’autore, nè la casa editrice, però devo dire che le storie surrealiste con un pizzico di magia mi ispirano un mondo. Inserito in WishList.

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