A Spasso tra i Libri: Lie4Me di Mariachiara Cabrini

Nuova segnalazione bella gente di Everpop! Siete pronti a fare delle bugie il vostro lavoro? Correte a scoprire i suggerimenti che potrà darvi questo libro!

LIE4ME

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TITOLO: LIE4ME AUTORE: Mariachiara Cabrini COLLANA: Elit EDITORE: Harlequin Mondadori FORMATO: Digitale PREZZO: 3,49 euro

TRAMA

Proprio come l’Alice del Paese delle Meraviglie, anche Alice Schiano ha un’irrefrenabile fantasia e decide di sfruttarla per inventarsi un lavoro alternativo. La sua missione è migliorare le vite altrui… una bugia alla volta. Vuoi mollare il tuo fidanzato ma non vuoi farlo di persona per non vivere un’esperienza spiacevole? Vuoi fare bella figura con il capo, sbarazzarti di una rivale, conquistare un collega? Alice è la donna che fa per te! Non c’è nulla che non possa risolvere grazie alla sua parlantina, e non prova mai rimorsi per ciò che fa, perché mentire paga, e bene! I servizi della sua agenzia sono richiestissimi, gli affari vanno alla grande e anche la vita sentimentale scorre liscia come l’olio, forse proprio perché racconta un bel po’ di bugie anche al fidanzato. Finché qualcuno non fa saltare in aria la sua auto. Chi è stato? Alice non intende restare con le mani in mano ad aspettare che la polizia scopra il colpevole. Tanto più che collaborare con l’ispettore Donati, uomo affascinante quanto irritante, potrebbe portare a risvolti inaspettati. In tutti i sensi.

L’AUTRICE

Mariachiara Cabrini si definisce una lettrice compulsiva. Ormai da sette anni gestisce, con il nickname WEIRDE, un blog dedicato alle sue letture: “L’arte dello scrivere… forse” e si è anche cimentata nella scrittura pubblicando i romanzi: Imprinting love (Zerocentoundici Editore, 2010), La Fiamma del destino (Lulu.com editore, 2011), Le rocambolesche avventure di una lettrice compulsiva (Ilmiolibro.it, 2012), I colori della nebbia, scritto a quattro mani con Francesca Cani (Harlequin Mondadori,2013) .

BLOG: http://weirdesplinder.tumblr.com/ SITO: http://writtenbyweirde.altervista.org/

ESTRATTO

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Sto attraversando via Massena, quando vedo sopraggiungere un’auto a gran velocità. Rallento per lasciarla passare, ma questa accelera e sterza verso di me… o almeno credo, perché il mascara che è colato quando ho pianto mi ha leggermente annebbiato la vista. La vettura si avvicina a tutta velocità e mi rendo conto che sta veramente puntando dritto verso di me, ma la stanchezza e la sorpresa mi impietriscono.
È solo grazie a un enorme peso che si abbatte su di me, scaraventandomi a terra verso il marciapiede, che la macchina non mi colpisce in pieno. La caduta mi ha stordito, ma riesco a sentire l’auto sgommare in curva e allontanarsi a manetta.
Giaccio a terra dolorante e mi accorgo che il peso su di me è il corpo di un uomo.
Siccome fatico a respirare, cerco di spingerlo via. Lui si alza e finalmente lo vedo in faccia. È buio, ma lo riconosco: è l’ispettore Donati.

Mi sollevo quel tanto che basta per sedermi sul duro cemento. Non ci penso nemmeno a tentare di rimettermi in piedi. Ho la testa che mi scoppia. Per fortuna che è dura, o me lo sarei rotta. «Cosa diavolo ci fa qui, ispettore?»
Okay, forse avrei dovuto rivolgermi a lui con un poco più di gentilezza e ringraziarlo, visto che probabilmente mi salvato la vita… Ma doveva proprio farlo, placcandomi come un giocatore di rugby? Sa benissimo che oggi ero già stata ferita! Un po’ più di garbo no?! Non riesco a sforzarmi di essere gentile, se soffro come un cane. Mi duole ogni muscolo del corpo e quando sto male io, voglio che anche gli altri condividano il mio malessere. Sono molto altruista.
L’ispettore, che al contrario di me non ha avuto problemi a rimettersi in piedi, mi guarda dall’alto in basso e si sofferma sulle mie gambe.
Abbasso lo sguardo e mi accorgo che la minigonna inguinale che indosso si è sollevata a causa della caduta, diventando poco più di una cintura. Mi affretto ad abbassarla, sotto lo sguardo ironico di Donati. «Bel perizoma» commenta.
«Considererò questa gradevole vista un ringraziamento per averle appena salvato la vita, visto che non ho udito alcuna espressione di gratitudine uscire dalle sue labbra».
Che uomo odioso. Doveva rinfacciarmelo per forza. Da persona educata quale sono, se capitasse a me di salvare qualcuno, di certo non pretenderei pubblici ringraziamenti. Comunque, per provargli la mia superiorità, faccio uno sforzo.
«Grazie.»
«Prego. Ora può dirmi, signorina Schiano, cosa sta facendo lungo la pubblica via, di notte, abbigliata in questo modo? Arrotonda lo stipendio?»
La bocca mi si spalanca per l’indignazione. Di tutte le cose che poteva dirmi, ha scelto la più offensiva! Solo perché mi ha trovata di notte, sul ciglio della strada, truccata pesantemente, con un parrucca rossa, abiti talmente succinti da risultare quasi inesistenti e biancheria sexy, come può saltargli in mente che mi stia prostituendo? Non ha il minimo senso. È proprio vero che gli uomini pensano solo a una cosa!
«Ma come si permette?! È fortunato che non mi senta di alzarmi, o per questa offesa l’avrei già presa a schiaffi! Stavo lavorando.»
Ho l’impressione che stia trattenendo a stento una risata. «Lo sa, vero, che questa frase non aiuta il suo caso?» replica. «Tutte le sue consulenze richiedono un abbigliamento del genere?»
L’enfasi che ha posto sul termine consulenze non mi piace. Si è fatto un’idea totalmente sbagliata di me. «No, questa era un’occasione speciale» rispondo sarcastica. «Piuttosto, lei cosa ci fa qui?»
«La stavo sorvegliando. Dopo l’attentato di oggi pomeriggio abbiamo deciso di tenere sotto controllo sia lei sia il suo fidanzato, e a quanto pare abbiamo fatto bene.»
Questo è davvero troppo! Come osa pedinarmi questa versione più giovane, ma altrettanto stropicciata, del tenente Colombo?
«E come la mettiamo con il diritto alla privacy?! Non è forse un diritto di tutti quello di non poter essere sorvegliati a propria insaputa? E poi, il mio lavoro ne risentirà, se sarò seguita ovunque!»
Lui si mette le mani sui fianchi. «Qui siamo ben oltre la privacy, signorina. Si rende conto che in un solo giorno hanno tentato di ucciderla ben due volte? Il mio dovere è assicurare la sua incolumità e scovare il colpevole. A questo servono le forze dell’ordine, non per agevolarla nel suo lavoro!»
«Non dica sciocchezze! Sarà stato…»
«Non dica che si è trattato di un ubriaco al volante, o di una svista, come asseriva fosse per la bomba. Non è così. Ho visto bene che l’auto puntava dritto su di lei. Qualcuno vuole ucciderla, e questo è un dato di fatto. È meglio che l’accetti, prima di finire all’altro mondo solo perché si rifiuta di crederlo possibile.»
«Ma non ha senso! Chi mai vorrebbe farmi del male? E perché?»
«Questo non lo so, ma intendo scoprirlo e fermare l’attentatore, stia tranquilla.  Per riuscirci però ho bisogno che lei inizi a essere finalmente sincera con me. Direi di cominciare dal suo lavoro. Credo sarà interessante.»
Un quarto d’ora dopo mi ritrovo in Questura, nell’ufficio di Donati, seduta su una scomoda sedia di plastica, con un bicchierino di caffè della macchinetta in mano e lui che mi fissa da dietro la scrivania.
Siamo soli e l’atmosfera è informale, ma si tratta comunque di un interrogatorio. Se lui la vuole chiamare conversazione a cuore aperto, faccia pure, ma resta sempre un interrogatorio.
«Bene signorina, mi spieghi dettagliatamente che genere di lavoro fa.» L’ispettore mi sta antipatico, ma io sono una persona pragmatica. Anche se non sono ancora pienamente convinta che qualcuno voglia uccidermi, visto che la bomba era sotto l’auto di Edoardo e che stanotte ero travestita, credere che due incidenti del genere possano accadere lo stesso giorno alla stessa persona per pura coincidenza è effettivamente difficile. Perciò, devo accettare che la possibilità che io abbia un nemico che mi vuole eliminare esista. E siccome non voglio morire, sarà il caso che inizi a collaborare almeno un pochino con la polizia. Non devo dirgli proprio tutto… basterà accennare qualcosa, giusto per indirizzarli.
«Come le ho già detto sono una consulente privata. Mi piace definirmi un’accomodatrice di vite.»
«Fa l’arredatrice?»
«No, accomodatrice di vite» ripeto. «In parole povere, aggiusto le vite delle persone aiutandole a risolvere i loro problemi. Rendo più agevoli e semplici le loro esistenze. È una professione alternativa, diciamo. Con la crisi che c’è, uno il lavoro deve inventarselo, ed è ciò che ho fatto. L’idea mi è venuta guardando una puntata del Dr. House. Hugh Laurie stava ripetendo per la millesima a uno dei suoi assistenti il suo mantra Tutti mentono, e all’improvviso mi sono resa conto non solo che il suo subordinato era un cretino, perché ancora credeva ai pazienti dopo trecento puntate in cui gli erano piovute addosso menzogne colossali, ma anche che il medico zoppo più famoso della televisione aveva ragione: tutti mentono. E mentire è stressante e faticoso. Chiunque sarebbe lieto di trovare qualcuno pronto a mentire per lui. Non solo per liberarsi da un peso logorante, ma soprattutto perché un estraneo risulta molto più credibile ed efficace. Così ho pensato che quel qualcuno potevo essere io.»
L’ispettore appare confuso. Poverino, in effetti sono le due di notte e probabilmente le sue cellule grigie non funzionano al massimo a quest’ora. Quanto mi dispiace! Ma in fondo è stato lui a insistere per avere questo colloquio ora, invece di riaccompagnarmi a casa e permettermi di dormire almeno qualche ora! Bastardo!
Finalmente sembra che i suoi neuroni riescano a intravedere la luce. «Aspetti… Intende dire che lei mente per gli altri? Sarebbe questo il suo lavoro?»
«Più o meno. Molte volte il mio compito consiste semplicemente nel rendere più credibili le bugie altrui: creare un alibi per un marito che deve nascondere alla moglie di avere un’amante, per esempio. Altre volte invece devo escogitare il modo di trasformare i miei clienti agli occhi degli altri: fornire un finto fidanzato, fare in modo che il loro capo li creda dei geni del computer… cose così.»
Donati si copre gli occhi con entrambe le mani. «Mi dica che sta scherzando, la prego.»
«Oh, no, sono serissima. Faccio questo lavoro da tre anni, ormai.»
Ha il volto angosciato, quando torna a guardarmi. «E aveva dei dubbi riguardo al fatto che qualcuno ce l’avesse con lei?» mi domanda incredulo. «Mi ha praticamente appena detto che per lavoro inganna la gente! Stento a credere che abbiano aspettato fino ad ora per tentare di farla fuori!»
«Ma io non faccio male a nessuno!» protesto.
«Lei prende in giro la gente ogni santo giorno! E le garantisco che alle persone non piace affatto.» Si passa di nuovo la mano sul viso e guarda il soffitto. «Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo?» sospira, prima di proseguire con l’interrogatorio. «Mi dica, più o meno, in questi tre anni di attività, quanti clienti ha avuto?»
Faccio spallucce. «Non saprei. Lavoro a un nuovo caso praticamente ogni giorno. In tre anni suppongo di aver assistito almeno ottocento clienti, come minimo.»
Donati si lascia sfuggire un’imprecazione. «Quando si dice fortuna. Per restringere il campo, visto che gli attentati si sono verificati solo adesso, direi che potremmo iniziare a controllare solo il suo ultimo anno di attività, caso per caso. Se non dovesse saltare fuori nulla, risaliremo più indietro.»
«Cosa sta dicendo?»
«Può fornirmi lei l’accesso all’archivio clienti o devo rivolgermi a un suo impiegato?»
«Be’, è la mia segretaria, Giulia, che si occupa del nostro archivio clienti, ma…»
«Benissimo, può fornirmi il suo numero di telefono?»
Sono al limite della mia pazienza. «Sì, ma, primo, sono le due del mattino e, secondo, non intendo permetterle di curiosare liberamente nei nostri archivi! Ho firmato accordi ben precisi con i miei clienti e rischio di essere querelata o denunciata per violazione della privacy, se li contatterete e scopriranno che i loro fatti privati sono finiti in piazza.»
«Io non sono una sua amica pettegola, signorina Schiano. Sono un ispettore di polizia che otterrà un mandato del magistrato per poter accedere ai suoi archivi. Agirò secondo la legge e nessuno potrà denunciarla. Inoltre, per quanto possibile, cercheremo di non contattare personalmente i suoi clienti o le vittime delle sue bugie, per evitare allarmismi inutili.»
«Quando salterà fuori che la polizia ha accesso alla documentazione della mia agenzia perderò la mia clientela, nessuno vorrà più ingaggiarmi!»


Be? Alice vi ha convinto? Siete curiosi di sapere dove la porteranno tutte quelle bugie? Correte a scoprilo in LIE4ME!

See you soon! -Lewis

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